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Articolo di Franco Santellocco

Santellocco in Tunisia: il perché di un viaggio


Ho compiuto una doverosa visita alla collettività italiana in Tunisia, che vive un momento di difficoltà nella dialettica associativa non trovando il suo punto di naturale convergenza: il Comites.
Questi organismi elettivi o rappresentativi delle associazioni che da più tempo hanno coagulato sentimenti, aspettative, esigenze hanno talvolta suscitato critiche perché ritenuti inadeguati a soddisfare le attese dei connazionali e perché il loro funzionamento non sempre risponde a criteri di conduzione democratica.
Tuttavia non vi è dubbio che il lungo cammino percorso dai Comites, la loro riforma, ha avvicinato le comunità rappresentate ad una corretta visione di vita democratica e ad una maggiore partecipazione alle vicende nazionali.
Essi in definitiva hanno rappresentato e rappresentano il momento più alto di confronto e di sintesi dell'associazionismo locale.
La comunità italiana in Tunisia dovrebbe compiere ogni sforzo perché questo organismo di sintesi dialettica ritrovi nuova linfa e partecipi attivamente, con la forza delle proprie idee, iniziative ed esperienze, allo sforzo per valorizzare il contributo che già altri connazionali, sparsi a macchia di leopardo in Africa, stanno dando per fare emergere le esigenze di una nuova emigrazione che sta sviluppandosi, senza dimenticare le aspettative di quella che ha lasciato durevoli tracce nel passato ed ha ora bisogno di sostegno ed, in alcune occasioni, di aiuto ed assistenza.
Una realtà, quella italiana in Tunisia, che mi era nota per le non dimenticate esperienze di Intercomites (Algeria - Marocco - Tunisia - con interventi saltuari dell'Eritrea), ma che ritenevo utile aggiornare e vivere in prima persona.
Ho incontrato esponenti della comunità nella sede dell'IMIT (Associazione degli imprenditori italiani in Tunisia) recentemente e lodevolmente costituita.
Sono stati esposti molti problemi, le cui soluzioni dovranno essere ricercate e proposte con fermezza nel corso della prossima legislatura, convincendo parlamentari e partiti della loro efficacia, individuando le risorse, richiamando con forza l'attenzione sulla nuova realtà rappresentata da uno sparuto gruppo di parlamentari eletti dagli italiani all'estero, che dovranno ricordare con passione i meriti delle comunità della diaspora, i sacrifici, le aspettative e, per molti, i bisogni.
La salute, i giovani, gli anziani, la cultura, l'imprenditoria, la rete consolare, le tematiche squisitamente locali: è emerso un lungo cahier de doléance che bisognerà affrontare con raziocinio, stabilendo priorità e predisponendo soluzioni efficaci, non demagogiche, idonee a convincere e coinvolgere anche gli indifferenti.
E non saranno soltanto gli indifferenti a dover essere coinvolti: dovranno essere forzati ad uscire dalle loro nicchie anche quei rappresentanti degli italiani all'estero che, eletti nell'ambito di designazioni partitiche, non faranno altro che osservare le logiche delle segreterie nazionali ed "obbedir tacendo"Come era da attendersi molte sono state le critiche anche sul piano puramente ideologico: una corretta e pacata dialettica politica è l'essenza di una società democratica e libera.
Tuttavia non è mancata convergenza sul riconoscimento dell'impegno personale dell'On. Tremaglia e della sua battaglia spesso solitaria per la concessione del voto in loco agli italiani all'estero, cui sono stato associato per la determinazione nel sostegno delle aspettative dei connazionali.
Un soggiorno sicuramente proficuo, ampiamente gratificante : un incoraggiamento ad un maggiore e più consapevole impegno nella difesa della italianità, ovunque nel mondo.