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Articolo di Franco Santellocco

Verso le elezioni del C.G.I.E.

 

La macchina elettorale Ŕ di nuovo in movimento, questa volta per eleggere i componenti del CGIE che sostituiranno quelli dell'organismo di prossima scadenza. Lo si fa con una legge vecchia, superata, la cui modifica appariva giÓ opportuna e necessaria, modifica che la mancanza di tempo e forse la insufficiente determinazione non hanno consentito.
Prudenza e saggezza tuttavia sembrano aver suggerito di tener conto, come da tempo andavamo chiedendo, delle nuove realtÓ originate dalla emigrazione recente in aree finora inesplorate dall'associazionismo, quali l'Africa, l'Asia e l'Europa dell'Est. Si vedrÓ al termine del processo elettorale in fieri se i risultati saranno espressione dei mutamenti in atto, ma non vi Ŕ dubbio che un primo passo verso una pi¨ completa capacitÓ rappresentativa delle comunitÓ italiane all'estero sia stato fatto.
Non pu˛ sfuggire, nella circostanza, come l'Africa si sia posta, in termini percentuali, al secondo posto nella partecipazione alle elezioni dei Comites, ad indicare vivacitÓ ed interesse verso la responsabile condivisione di un progetto democratico e della capacitÓ di coagulare interessi anche da parte di comunitÓ sparse in vasti spazi continentali.
Un dura lavoro attende il CGIE di prossima formazione, non solo di ordine pratico ma anche morale. Innanzitutto dovrÓ essere un organismo visibile e di chiaro prestigio in seno alle comunitÓ all'estero, capace di coinvolgerle nelle iniziative di carattere istituzionale e di interessarle alle vicende politiche italiane.
Si manifesta quindi la necessitÓ di risvegliare le coscienze, solleticare gli interessi, forzare le volontÓ, incitare i Comites a cooperare con grande passione civile con i Consolati, a richiedere le opportune azioni di correzione e di completamento delle Anagrafi, a invogliare gli indifferenti alla partecipazione, ad adottare le soluzioni pi¨ adeguate per istruire capillarmente gli elettori sulle modalitÓ del voto, a far maturare nelle coscienze l'idea che esso, anche se espresso per corrispondenza, resta segreto e personale.
Appare inoltre irrinunciabile completare il lavoro di revisione della legge istitutiva, studiando e approfondendo attentamente il rapporto che dovrÓ necessariamente istaurarsi fra il CGIE e le future Rappresentanze parlamentari degli Italiani all'estero, ricercando, favorendo, sviluppando una profonda e convinta cooperazione, osmosi e sussidiarietÓ fra questi organismi.
Il CGIE deve divenire, in questa prospettiva, attraverso i Comites, un tramite efficace con le comunitÓ locali e sparse, una fucina di idee, un laboratorio volto alla ricerca di soluzioni, un organismo capace di individuare proposte legislative valide e coerenti.
Una eventuale frattura nel rapporto di fiducia e collaborazione fra i due organismi rappresentativi, Parlamentari e CGIE, sarebbe deleteria ai fini della difesa e del coinvolgimento delle comunitÓ all'estero nella partecipazione attiva alla vita politica del nostro Paese.
La mole di lavoro da affrontare Ŕ davvero imponente, la disponibilitÓ degli eletti al dialogo dovrÓ essere totale, la capacitÓ di trovare soluzioni adeguate ai tantissimi problemi esercitata con immaginazione e fantasia: l'augurio che facciamo agli eletti nel prossimo CGIE Ŕ che essi sappiano far fronte con spirito di servizio al difficile compito che li attende e soprattutto che essi si sentano proiezione in madrepatria degli interessi di tutte le comunitÓ all'estero e non proiezione dei partiti nazionali nelle comunitÓ.

11 maggio 2004